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Volkswagen Eos: un assaggio di vita “en plein air”

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VERONA - Una Polo senza tetto o l’ultimo modello della storica Golf Cabrio? Niente di tutto questo. Si chiama “Eos” la luce del nuovo giorno per Volkswagen, un nome che arriva dall’antica Grecia dove indicava l’Aurora, la luce del mattino. Un nuovo giorno per viaggiare con il vento tra i capelli senza temere freddo e pioggia.

Un’auto completamente nuova, molto diversa per natura dalla Polo (di cui sfrutta lo stesso pianale) e profondamente diversa anche dallo stile delle Golf Cabrio d’ogni tempo. Sfruttando la tecnologia del tetto rigido d’alluminio, si è potuto eliminare il tipico montante centrale delle scoperte di vecchia generazione, così da aprire alla nuova nata le porte del mondo “C+C” (cabrio-coupè). Ma fin qui nulla di speciale, se non fosse che viaggiando a tetto chiuso si nota ciò che potremmo definire un valore aggiunto per una vettura cabriolet: il tettuccio apribile. Fin’ora relegato a donare un assaggio della vita “en plein air” a chi sale al volante di berline, station e Suv, ma ora anche una prerogativa delle decappottabili d’ultima generazione.

Con l’arroganza “positiva” di un marchio che spesso si è rivelato un gradino sopra gli altri per tecnologia ed innovazione, è nata una vettura indubbiamente polifunzionale e versatile, per tutti i giorni e per tutti i gusti. La scelta stilistica di incontrare i gusti del più ampio pubblico però non ha impedito di forgiare una vettura dal carattere “emozionale”.

Abbiamo potuto provare le due motorizzazioni che con buona probabilità copriranno il 90% delle vendite: entrambe 2.0 litri di cilindrata con 140 (turbodiesel) e 150 CV (benzina).

Respirando l’aria salubre del lago di Garda e cullati dalle strade che lo abbracciano, avvolti da un abitacolo molto ben rifinito, abbiamo provato ad ascoltare il “rombo” della Eos: il 2.0 litri benzina garantisce una rumorosità praticamente impercettibile a cielo aperto e molto contenuta in versione coupè. Non promette scatti fulminei o partenze brucianti ai semafori, ma sfruttando in modo deciso i primi tre rapporti ci si può divertire, a dispetto dell’impostazione prettamente turistica.

Il 2.0 TDI che al minimo regala un tipico (ma non fastidioso) ticchettio, ha l’indiscutibile pregio dei bassi consumi (7,2 litri ogni 100 Km) e di una coppia motrice elevata già ai bassi regimi che permette di guidare in modo fluido, riducendo al minimo le cambiate.

Subito disponibile anche il 2.0 turbo da 200 CV e nei prossimi mesi sarà la volta del 1.6 benzina da 115 CV e del 3.2 da 250 CV: ma fra le versioni più attese è d’obbligo menzionare quelle equipaggiate dal cambio automatico-sequenziale DSG.

Il listino pur non essendo propriamente proibitivo, si posiziona più in alto rispetto alla media del segmento C+C: si parte dai 26.700 della 1.6, per arrivare agli oltre 37.000 euro della 3.2 V6, passando per la 2.0 TDI proposta a 31.600 euro.

Stefano Semeraro

 

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Luglio 26, 2007 - Pubblicato da semeraros | Cabriolet, Speciale Cabriolet, Test Drive, Volkswagen | | Ancora nessun commento.

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